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Dior... Avanti il prossimo (Couturier)!

Gli eredi di Monsieur Christian hanno reso la griffe un'istituzione della moda. Ricordiamo le tappe e i nomi che hanno reso possibile tutto ciò.

Con l'addio di Raf Simons, il marchio fondato nel 1946 da Christian Dior è attualmente senza una guida creativa e sotto la lente d'ingrandimento del sistema moda, che da giorni si interroga sulle cause del divorzio e sui possibili successori. In attesa di novità, Licht vuole ricordare i designer che hanno fatto la storia della griffe per eccellenza.

Morto nel 1957 Dior, il patron dell'azienda Marcel Boussac scelse di rimpiazzarlo con un giovanissimo, occhialuto assistente, Yves Mathieu Saint Laurent, che nel Gennaio 1958 presentò la sua prima collezione, rinominata "Trapèze". La sfilata si inserì perfettamente nel solco della tradizione tracciata dal couturier scomparso, con figure romantiche, segnate da linee geometriche eppure aggraziate e in pieno spirito "New Look". Il successo fu immediato, ma la liason di Saint Laurent con il marchio durò pochissimo. Infatti nel 1960, con la collezione "Beat", scoppiò un putiferio. Prendendo nettamente le distanze dallo stile opulento del suo mentore, Yves portò in passerella giubbetti di pelle nera, gonne strette e pull a collo alto. L'intento era quello di celebrare una donna nuova, lontana dai contesti dell'alta società parigina e dalle quantità smisurate di tulle, pizzo e chiffon usate negli atelier Dior. Saint Laurent era in linea con le esigenze delle giovani di allora, eppure lo scandalo fu inevitabile e il già sottile legame con Boussac si ruppe definitivamente. Pressato dalla stampa, l'industriale lo rimpiazzò con Marc Bohan.

A dispetto dei quasi trent'anni passati al servizio della Maison, Bohan nelle antologie a tema modaiolo viene menzionato quasi per dovere di cronaca, con poche, scarne informazioni. Forse proprio il suo carattere, schivo e allergico alla notorietà, fu la causa principale della mancata consacrazione. La sua prima collezione vide l'affermarsi della "linea slim", pensata per alleggerire la figura. Bohan si guadagnò rapidamente l'ammirazione di celebri attrici ed esponenti del jet-set, da Elizabeth Taylor a Grace Kelly. Negli anni '60 affidò al suo assistente Guibourgé la neonata linea di prêt-à-porter "Miss Dior", lanciò nuove fragranze e nel 1970 creò "Christian Dior Monsieur", linea dedicata all'abbigliamento maschile. Nel suo trentennio come direttore creativo il designer ha esplorato molte sfaccettature del womenswear, passando dalle vestibilità e dai volumi ampi degli anni '70 ai tailleur rigorosi e strutturati degli anni '80. Sempre a lui si deve l'introduzione del dripping, tecnica pittorica basata sulle gocce di colore, nell'alta sartoria.

Nel 1989, a seguito dell'acquisizione del marchio Christian Dior da parte della LVMH, Bohan fu sostituito da Gianfranco Ferrè, universalmente riconosciuto come l'"architetto della moda". Ferrè portò nella sede di Avenue Montaigne il suo stile, venato di suggestioni orientali e precisione estrema, nel tailoring come nell'assemblaggio di ogni singolo capo. Sotto la sua guida il prêt-à-porter smise di essere realizzato negli atelier per diventare una moda "pronta da indossare", mantenendo però l'inconfondibile tocco Dior. Nelle sfilate di alta moda introdusse novità fondamentali, facendo in modo che gli outfits di ciascuna sfilata fossero tenuti insieme da un filo conduttore. Lavorò infine con materiali inediti e di grande impatto quali pelle e nylon, osò con le trasparenze e i look di derivazione militare, ideò accessori entrati di diritto nella scintillante storia della Maison come la borsa Lady Dior. Attrici, teste coronate e celebrità furono conquistate dal garbo dell'"architetto" e dalla sua (re)interpretazione impeccabile dell'heritage Dior.

Ferrè lasciò Dior nel 1996 e gli subentrò John Galliano che diede un'impronta personalissima alla Maison, rileggendo in modo fantasioso, controverso, a tratti esagerato le cifre stilistiche del fondatore. Se all'inizio omaggiò apertamente il "New Look", apparve subito chiaro che il suo scopo era interpretare in modo originale e trasgressivo gli outfits più iconici del brand. Negli anni Galliano fu artefice di sfilate spettacolari, che coniugavano l'amore per la storia e le arti visive con elementi orientaleggianti, fondendo tra loro riferimenti ad epoche vicine e lontane, passando da un estremo all'altro, dalle mise sensuali a quelle incredibilmente elaborate. Sotto la sua supervisione profumi, accessori e motivi creati ex-novo (il monogramma "Diorissimo") divennero irrinunciabili per le ammiratrici della griffe. A interrompere bruscamente il sodalizio furono le frasi antisemite pronunciate da Galliano nel 2011, che gli valsero il licenziamento.

Dopo un anno fu scelto come nuovo designer Raf Simons. Questi, direttore per anni di una griffe votata al minimalismo come Jil Sander, senza alcun background specifico nell'alta moda, ottenne subito un gran successo con la prima collezione Haute Couture. Prendendo a prestito le forme a clessidra, le gonne a ruota, i tailleur di Christian Dior ne fornì un'interpretazione all'insegna della purezza e del romanticismo. Simons intendeva fornire una lettura meno "impegnativa" della Couture, per questo semplificò gli abiti riducendoli a top da portare con pantaloni affusolati, ad agili completi coordinati privi di qualsiasi orpello, a coat e soprabiti estremamente lineari e precisi. Risale alla Fall 2013 una delle prove più convincenti dello stilista belga, che conferì forme inedite e allure decisamente futuristica ai classici della Maison: furono proposti cappotti bon ton, sulle textures vennero trasposti decori e immagini di vario tipo, il completo giacca-pantalone si ammorbidì notevolmente. Passando con disinvoltura dalla lana bouclé alla nappa scura, Simons seppe dar vita a un guardaroba che risultò contemporaneo ed accattivante pur rispettando il dna Dior. In questo contesto positivo, con i profitti in costante crescita, nulla lasciava presagire l'addio di Simons.

I vertici del gruppo LVMH sono trincerati nel silenzio, non lasciando trapelare alcuna indiscrezione sul futuro direttore artistico. Nella sua lunga storia la Maison Dior ha dovuto affrontare ostacoli di ogni tipo, ma ha saputo sempre puntare su creativi in grado di valorizzare l'immenso patrimonio stilistico di Christian Dior e proiettarlo verso nuovi, luminosi traguardi. Sarà così anche stavolta?

Marco Marini

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