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Jeans Destoyed: God save the jeans!

Non chiamatelo denim, ma jeans, strappato, lacerato, rovinato, nell’armadio di ogni fashion victim. 

Quando si parla di jeans si descrive propriamente quel paio di pantaloni caratterizzati dalla presenza di rivetti in rame o di metallo, bottone centrale, taglio a cinque tasche ed etichetta cucita nella parte posteriore in alto a destra.  

Nato come capo da lavoro per i mandriani americani e già noto come tessuto dalla prima metà del Novecento, grazie alla sua resistenza e al costo basso, il jeans è oggi un vero must dell’armadio sia maschile che femminile, adatto ad ogni occasione, corporatura e qualsivoglia stile. E’ proprio per questo che ne esistono una grande quantità di modelli, da abbinare con divertimento e casual sex appeal, rendendoli sempre più intramontabili al centro dello street-style internazionale. 

Eppure c’è un particolare taglio di jeans che si è fatto largo tra divi del fashion e comuni mortali fino a raggiungere i brand più blasonati, confermandosi come una tendenza assoluta sia per la stagione appena terminata sia per quella a venire. Parliamo del jeans destroyed, ovviamente, il modello lacerato, logorato, rovinato fino all’estremo ma assolutamente ad hoc.

Questo è stato rivisitato e ricreato da infiniti marchi sia inseriti nel mondo del prèt a portèr sia tra quelli che del jeans hanno fatto la loro bandiera e fine ultimo della loro produzione. Tra i primi due stilisti, Fausto Puglisi che li propone per il suo Autunno/Inverno 2015/16 a palazzo, strappati sul davanti e con applicazioni gold, e Dsquared2 (più precisamente un duo di stilisti ndr.) che li ha riletti in chiave over, risvoltati e con strappi sulle ginocchia.

Per quanto concerne la “jeans-industry”, invece, altri due marchi su cui concentrarsi per essere al passo con questa tendenza senza cadere nell’ovvio. Primo tra tutti Levi’s, inventore del capo se così lo si vuole chiamare, che propone il proprio iconico modello 501 con il suo caratteristico taglio boy-friend a vita alta con sfilacciature su gambe, dietro, davanti, in mille lavaggi e decolorazioni.

Altro brand con un’importante produzione e vendita di jeans è Diesel, che per la trascorsa stagione calda aveva realizzato un modello dal nome “denim atelier”, ultra misura con effetti logori e splatter, strappato a mano e sporcato da una vernice che sbiadisce con il tempo lasciando in vista la vera anima del tessuto. 

Il bello del jeans destroyed? E’, come tutti i modelli dopo tutto, un capo salva guardaroba, anche se non per forza salva portafoglio visto che “rovinato” non esula, anzi implica, diversi passaggi tecnici per arrivare al prodotto finale. Scegliete il vostro e diffidate dalle sciure che vi guardano di malocchio. La moda e il vostro stile ne saranno eternamente riconoscenti. 

Ilaria De Leonardis

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