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LFW: Dalla "city" arrivano tendenze, conferme e sorprese

Dal nuovo al vecchio continente, va in scena la seconda delle big four. Dopo New York, il fashion system ha acceso i riflettori su Londra, più precisamente sulla London Fashion Week dedicata al Ready-To-Wear Donna P/E 2016. Per quattro giorni (18-22 Settembre) la capitale del Regno Unito ha fatto da sfondo alle sfilate per la prossima bella stagione.

Tanti i brand coinvolti, con un nutrito drappello di storici marchi del lusso, più il consueto occhio di riguardo per label meno blasonate ma di grande richiamo e nomi emergenti. Il primo giorno di collezioni è stato animato dal debutto ufficiale del belga Anthony Vaccarello per Versus Versace.

Il neodirettore artistico ha lasciato subito il segno: l’accento è stato posto sulla silhouette, dritta e slanciata, e sui tagli precisi al millimetro, a definire scollature e spacchi vertiginosi. In passerella c’è stato poi largo spazio per pezzi rubati al guardaroba maschile, stampe elaborate e animalier. Tanti i blazer, allungati per essere indossati a mo’ di capospalla oppure più corti e accompagnati dagli hot pants.

La proposta RTW Versus prevede inoltre tubini attualizzati mediante cerniere lampo e bottoni metallici, mise a metà tra l’abito e il nude look, tute e capi street quali varsity, bomber e giacche a vento. Spiccano dettagli come cinture dalla maxi-fibbia gioiello, zip e borchie puramente decorative, fermagli e decori in argento riprodotti anche sui sandali T-strap e sulle pochette squadrate.

Le stampe mescolano fiori a capitelli e statue, nel finale prevalgono – a sorpresa – pulizia e semplicità generali. Forse è troppo presto per sbilanciarsi, ma sembra proprio che l’approccio al tailoring e il gusto di Vaccarello si sposino alla perfezione con lo stile della linea “young” Versace. 

 

Ha fatto molto discutere lo show di Gareth Pugh, provocatorio come non mai.

Il giovane stilista, infatti, ha reso omaggio alle drag queen, al bondage, ai night club e, in senso più ampio, al lato trasgressivo della metropoli britannica: le “sue” modelle avevano il volto coperto da maschere e indossavano parrucche sintetiche. Prescindendo però dal sensazionalismo e da qualche look eccessivo, i contenuti ci sono eccome!

Pugh seleziona e lavora magistralmente tessuti e materiali assai impegnativi – seta, crepe, pelliccia, nappa – per dare forma concreta a un guardaroba dall’appeal innegabile. Vestiti extra-long che seguono e valorizzano le forme, tailleur giacca più pantalone flare, abiti tagliati e drappeggiati nei modi più disparati e sorprendenti conquistano critica e pubblico.

Pugh si spinge oltre, complicando volutamente uscite dall’alto coefficiente di difficoltà: giganteschi fiocchi vengono applicati all’altezza delle spalle, mentre quantità smisurate di paillettes rosse o dorate ricoprono da cima a fondo i capi, illuminando la scena.

Il creativo londinese mostra che trasgressione e sex appeal, eleganza ed eccesso possono e devono convivere nell’armadio di una donna dalle mille sfaccettature.

 

Parlare di LFW senza menzionare Burberry Prorsum, tra i brand più rappresentativi del british style, è pressoché impossibile.

Sul catwalk abbiamo visto, in questo caso, una proposta che coniuga in modo armonioso romanticismo e praticità, innovazione ed heritage, capi squisitamente femminili con l’outerwear di ispirazione “army”.

Sottovesti di raso, abiti-midi in pizzo macramé percorsi da ricami certosini, cockatil-dress dalle consistenze leggere, quasi impalpabili, delicate fantasie a tema floreale sono di fatto la colonna portante della collezione.

Ma Burberry è conosciuto e apprezzato a livello mondiale per i capospalla, che in questo caso sono guardano alla tradizione e vengono indossati sopra i capi menzionati: si alternano peacoats, montgomery, mantelle e gli immancabili, iconici trench in gabardine.

Le calzature, ovvero sandali con para in gomma ornati da bottoni, stemmi militari, catenelle o listini incrociati, aggiungono un tocco glamour.

L’accessorio di punta è senza ombra di dubbio lo zaino in nylon provvisto di cinghie, di medie o grandi dimensioni, che ruba la scena alle borsette portate a mano.

Da lodare il lavoro svolto dal CEO e capo dell’ufficio stile Christopher Bailey: in quest’occasione ha plasmato un guardaroba che rispetta e valorizza le cifre stilistiche Burberry, ammiccando però ai principali trend di stagione e interpretandoli con estro e originalità. 

 

Uno stilista su tutti si è distinto per spregiudicatezza, presentando outfits a dir poco eccentrici e complessi: stiamo parlando di Christopher Kane, la cui collezione è avanguardia pura!

Sperimentazione materica, tagli netti che rivoluzionano completamente l’aspetto di ogni capo, palette al neon, mix intricato di forme e linee diversissime fra loro… Tutto ciò di primo acchito quasi disorienta, eppure si rimane ipnotizzati vedendo qualcosa di autenticamente innovativo.

Ben vengano, dunque, abiti modificati ad hoc dai tagli anarchici e imbrattati da finte macchie di vernice, vestitini e bluse composti da vari strati di fine tessuto, tubini con inserti in PVC, spolverini e chemisier in pizzo colorato ad effetto evidenziatore.

Maglioni e cardigan in lana tricot sono indossati con studiata noncuranza, la pelle di rettile si insinua puntuale su pantaloni, giacche e calzature, laccetti di plastica stringono in vita il vestito di turno o uniscono i lembi della gonna.

Frange lunghe e sottilissime ed il ricorso finale al patchwork di cromie, texture e stoffe, insieme a tutto il resto, certificano il carattere sovversivo e irrispettoso nei confronti della tradizione di cui è permeato il guardaroba di Kane.

Siamo sicuri che di quest’ultimo show si parlerà a lungo e in termini lusinghieri.

 

I dettagli, si sa, fanno la differenza. Frase calzante per la passerella S/S 2016 di Peter Pilotto: attraverso zip a contrasto e tasche di varia forma e grandezza si cerca di restituire a giubbetti, sahariane e longuette un aspetto più versatile e di evidenziare la loro praticità di fondo.

Sempre i particolari, ma di tutt’altro genere come balze, ruches, goffrature e applicazioni, unitamente all’abile stratificazione e sovrapposizione di tulle, pizzi e jersey, rendono le mise restanti un piacevole tributo alla dimensione poetica della moda, quella che fa sognare.

 

Chiudiamo all’insegna di spensieratezza e portabilità, le due caratteristiche salienti della collezione Topshop Unique.

Pur non rinunciando a temi “fashion” nel vero senso del termine, con stole di Marabou portate a spalla, stampe animalier e pelle per dar carattere a spolverini, maglie e skinny-pants, il défilé vuole infatti suggerire outfits easy, facilmente replicabili nella vita di tutti i giorni e adatti a ogni occasione.

Bomber ricamati, jeans a sigaretta e pull a trecce per un’uscita informale; tailleur con giacche sagomate per l’ufficio; vestiti molto lunghi e trasparenze per la sera. 

 

Facendo un bilancio possiamo affermare che la LFW ci ha offerto un’ampia panoramica sulle tendenze più rilevanti per l’anno prossimo.

Ci sono stati marchi che hanno trionfato grazie all’inventiva ed al talento cristallino dei loro stilisti, altri che hanno fatto leva per lo più sui rispettivi punti di forza,  altri ancora che hanno badato soprattutto a stupire e creare clamore mediatico.

La vera notizia, però, è che non rimarrà deluso nessuno, perché le proposte sono state talmente varie e differenti l’una dall’altra che chiunque può attingere alle Runway londinesi per trovare la giusta ispirazione.

Marco Marini

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