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Milena Canonero e l'italianità di cui andare fieri

La costumista italiana vince il premio Oscar ai migliori costumi per “The Grand Budapest Hotel”.

Ieri notte, durante l’ottantasettesima edizione degli Academy Awards, “The Grand Budapest Hotel” di Wes Anderson ha vinto 4 dei 9 premi per cui era stato nominato. Tra questi l’Oscar ai migliori costumi, il quarto per l’italiana Milena Canonero.

La pellicola è ambientata in una repubblica immaginaria dell’est Europa, Zubrowka, in un periodo a cavallo tra le due guerre, quando la moda, specchio della società, si apre al benessere e all’ottimismo dopo la paura e le privazioni del conflitto. Il look dei personaggi è stato definito dalla testa ai piedi, ispirandosi alle persone reali del tempo ma anche a fotografi come Man Ray e George Hurrell o pittori come Kees Van Dongen, Tamara de Lempicka, George Grosz e Gustav Klimt, dipinto, per esempio, su uno degli abiti di Madame D. Il mix tra eleganza e stranezza che ha caratterizzato personaggi come Margot (interpretata da Gwyneth Paltrow in “The Royal Tenenbaums”) viene riproposto in questa pellicola dove l’ossessione per i dettagli del regista diventa pietra angolare. Un altro elemento chiave del mondo di Wes Anderson, denso di fascinazione verso il passato, è la fede cieca nel vintage e in alcuni oggetti dalla forza evocativa unica. Un esempio? I pezzi iconici creati da Fendi per i personaggi interpretati da Edward Norton e Tilda Swinton: il maxi cappotto militare in astrakan grigio, indossato dall’ispettore Henckel e la cappa in velluto di seta italiano, dipinta a mano e bordata in visone nero, portata da Madame D.

Un po’ di consolazione per il cinema italiano, completamente ignorato dalla giuria, che dopo il premio a “La Grande Bellezza” dello scorso anno ha scartato “Il capitale Umano” di Paolo Virzì già a dicembre. Troppo spesso in Italia la moda viene giudicata come un inutile sfoggio di lusso in un periodo di crisi. All’estero, però, la nostra penisola non viene associata, come molti credono, al classico cliché “pizza, mafia e mandolino”, ma piuttosto a Prada, Marni e Missoni, perché la moda italiana parla una lingua mondiale e tra Bunga Bunga e Magna Magna è l’immagine migliore che esportiamo. Dovremmo essere maggiormente consapevoli della supremazia del Made in Italy, potremmo ricostruirci sopra il nostro orgoglio e la statuetta a Milena Canonero è, certamente, un esempio dell’italianità di cui andare fieri.

Martina Trozzi

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