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Adriano Cisani is the eye of whatAstreet

Da cosa nasce il tuo progetto whatAstreet?

Il progetto di whatAstreet nasce nel 2013, quando ho pensato di dare un’ordine alle foto che scattavo. whatAstreet è il mio modo di raccontare quello che mi sta attorno mentre viaggio, di raccontare le persone che partecipano alle fashionweek in chiave realistica e a volte irriverente cercando il più possibile di rappresentare la realtà che può essere piacevole e in altri casi un po’ meno.

Cosa sono per te la fotografia e la moda e come le racconti?

Per me la fotografia e la moda sono due elementi inscindibili e il modo perfetto per unire le mie due passioni: la fotografia e la moda appunto. La moda è un insieme di avvenimenti, di culture, di frivolezze e di generazioni. Tutti questi elementi hanno un fine comune, creare qualcosa di bello che faccia sognare le persone… Credo che la fotografia sia il miglior modo per rappresentare e documentare tutto questo.

Subisci la fascinazione della moda, transitoria per definizione?

Personalmente non seguo molto le tendenze, parte del mio lavoro è interpretarle e prevederle ma questo non significa che io le debba seguire. Mi piace molto l’abbigliamento militare, lo trovo funzionale e bello nella sua semplicità, ci sono dei marchi che sposano questa idea come Maharishi, uno dei miei preferiti. Non rincorro gli eventi dove “dovresti essere” o i locali modaioli, templi delle pubbliche relazioni. Faccio quello che mi piace semplicemente. La moda è transitoria per definizione, è vero che tutto quello che noi vediamo rispetta dei macro-canoni che uniscono le tendenze di oggi con quelle degli anni passati. Credo che la metodologia sia sempre quella ed invece è solo la chiave di lettura che cambia.

Attraverso quale percorso sei giunto alla conclusione che "la verità è il corpo nudo: tutto quello che vien dopo è fiction"? 

Il corpo nudo è puro, innocente, vero. Una persona quando è nuda non ha più niente da nasconderti, si dimostra per quello che è: sia esteticamente che caratterialmente, con forze e insicurezze. “Tutto quello che vien dopo è fiction” significa che l’uomo da nudo si riveste di sicurezze, regole e etichette che lo portano a non essere più se stesso e a volersi raccontare in un modo diverso credendo di apparire agli altri una persona migliore. 

Cosa ti affascina di più dei soggetti che fotografi?

Le emozioni, gli occhi e l’espressione del viso… La cosa che mi affascina di più in una persona è la sicurezza che uno ha in se stesso e gli occhi sono il modo più semplice per capirlo. Non avere confidenza con se stessi è mascherabile in vari modi ma gli occhi non hanno filtri.

Secondo te si riesce, attraverso la fotografia, a raggiungere un canone di bellezza oggettivo e non solo soggettivo? 

In realtà per me la bellezza non puó essere oggettiva, mi spiego meglio. Ognuno ha una cultura diversa e degli input diversi nella vita e di conseguenza non esiste il bello assoluto. Allo stesso tempo ci sono dei canoni per cui è possibile creare una foto che sia il più possibile bella per la maggior parte delle persone, regole di composizione fotografica, styling, attitude della modella, luci. Se tutti questi fattori entrano in simbiosi si ottiene un buon risultato. 

Francesca De Leo

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