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Daft Punk: fenomenologia di un mito

Sono loro il duo di electronic music più celebre e chiacchierato della scena musicale dagli anni '90 ad oggi, e tra una collaborazione e un fashion editorial conquistano veramente tutti!

Guy-Manuel de Homen-Christo e Thomas Bangalter si conoscono in un locale della Parigi underground di fine anni '80; palese, sin da subito, il loro amore condiviso per la musica elettronica, decidono quasi immediatamente di fare sul serio. All'uscita del loro primo singolo "The New Wave" vengono banalmente giudicati con un presupponente  "a bunch of daft punk" ovvero "un gruppo di stupidi teppisti" (da cui il nome, ndr). Chi l'avrebbe mai detto e predetto che questo gruppo di "stupidi teppisti" sarebbe diventato il duo musicale più famoso e misterioso dell'ultimo ventennio?

Da quel lontano 1993 di strada ne hanno fatta molta, concependo e regalando a noi tutti comuni mortali hit come "Around the world", "Lose yourself to dance" e "Get lucky", tutte irrinunciabili colonne sonore dal sapore techno e spudoratamente house. Iconici i loro caschi, disegnati da Alex Courtes e Martin Fougerol, e indossati dai due musicisti in ogni apparizione pubblica, dal 1999 ad oggi.

Ma chi si nasconde realmente sotto queste tanto "eleganti" quanto high-tech cybermaschere? "Il 9 settembre del 1999, alle ore 09:09, mentre ci trovavamo nel nostro studio ci fu un incidente. Stavamo lavorando con il sampler, che esplose improvvisamente. Al nostro risveglio, una volta ripresa conoscenza, ci accorgemmo che eravamo diventati dei robot". Questo dichiarano i due riguardo la scelta di celare il loro volto a tutti i fan adoranti e non, gettando se possibile ancor più mistero sul loro conto. "Indossiamo una maschera per vivere una vita normale" aggiungono inoltre i Daft Punk, rendendo tutto ancor più poetico.

Geniali e poliedrici, robot ma anche un po' umani, collaborano ormai da anni con artisti e produttori dei più diversi generi e stili musicali: da Giorgio Moroder a Kanye West, da Julian Casablancas a Pharrell Williams. Professandosi autentici veneratori di band come i Beatles e i Queen, trasformano in oro tutto ciò che anche solo osservano. La loro è una musica spiazzante e pervasiva, che spesso si spinge al limite, a volte tanto rumorosa da venir maledetta.

Vestiti sempre da talentuosi designers d'avanguardia, nel 2013 è il turno di Hedi Slimane, che li sceglie come volti per l'advertising campaign di Saint Laurent Paris. Molti anche gli editorials conquistati: nel 2012, affiancati dalla top Karlie Kloss, appaiono sul numero di Agosto di Vogue America, mentre l'anno successivo vengono scelti da Madame Carine Roitfeld in persona per il CR Fashion Book, in compagnia della magnetica Milla Jovovich. Il 2014 è invece l'anno della copertina del Wall Street Journal, dove la presenza imponente della super Gisele Bundchen è completata dagli outfits iconici dei due artisti.

Se infatti l'origine dello Space Look Style fu opera del mitico André Courrèges, dobbiamo comunque riconoscere al duo francese l'enorme contributo dato alla moda e allo stile degli anni '90 e 2000.

In pieno millenium bug gli abiti si tingono d'argento e colori fluo, gli accessori vengono fatti con i materiali più alternativi e tecnologici possibili e le acconciature diventano delle vere e proprie sculture futuristiche. Molteplici gli omaggi fatti dagli stilisti, anche se non direttamente ai Daft Punk, a tutto quello che è il regno del cyber-spazio e dunque del cyber-fashion. Da Balenciaga a Thierry Mugler, da Jil Sander ad Alexander McQueen, fino ad arrivare alla recentissima collezione S/S 2016 firmata Nicolas Ghesquière per Louis Vuitton dove, oltre al chiaro riferimento allo Space Look, la colonna sonora è anche la stessa del capolavoro Disney Tron: Legacy, scritta e interpretata nel 2010 nientemeno che dai nostri protagonisti, i Daft Punk.

Dopo "Discovery" (2001) e "Human after all" (2005), album in cui sottolineano e ammettono la loro inevitabile natura umana, nel 2013 arriva "Random Access Memories": 13 tracce contenenti un intero universo creativo di riferimento e ispirazione. Da Michael Jackson ai Pink Floyd, il tutto in un'atmosfera a metà tra Studio 54 di Andy Warhol e la navicella spaziale di Kubrick di 2001: Odissea nello spazio, in poche parole il disco dell'anno! Il loro enorme potenziale glamour non poteva, ovviamente, non affascinare l'intero show-biz e fashion system.

L'ecletticità fatta duo in sintesi, con un potere dunque incontrastato e tale da assicurare il tutto esaurito in ogni occasione, anche quella del tanto chiacchierato quanto poco probabile tour in arrivo nel 2016/2017. Ci dovremmo credere veramente?A questo non sappiamo rispondere, ma solo consigliarvi di attendere danzando a ritmo di cyber-dance.

Noemi Clarizio

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