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Azzedine Alaïa e l'inno allo slow fashion

Il designer tunisino non si piega ai ritmi acceleratissimi della moda di oggi, presentando la sua collezione FW 2016 un mese dopo il calendario ufficiale, per "prendersi il tempo necessario per crearla".

Je m'en tape, me ne frego in francese. Questa la risposta di Azzedine Alaïa a chi gli chiede il motivo del perché non segue i tempi dettati dai calendari della moda odierni. "Ho cercato di reagire evitando ogni sei mesi sfilate o inutili capsule".

 

E infatti ha scelto di presentare la sua collezione quasi un mese dopo la fashion week parigina, molto più tardi di chiunque altro in Europa, semplicemente perché i suoi vestiti non possono essere fatti con un cronometro. "Ho preso il tempo necessario per crearli", ha dichiarato dopo lo show, in netta contrapposizione rispetto alla velocità di produzione di sfilate, capsule, pre-collezioni e via dicendo del momento. Un ritorno allo slow fashion, alle tempistiche dettate dalla creatività, dall'intuizione e non unicamente dalle vendite. Seelater, buylater, è il motto di Alaïa, in netta contro tendenza all'acquisto dei capi da sfilata subito dopo averla vista, in voga di questi tempi. Il designer continua, quindi, a urlare forte e chiaro che per ogni cosa ci vuole il proprio tempo.

 

Nato a Tunisi, nel 1940, ben presto ha calcato le passerelle di tutto il mondo con le sue splendide creazioni di moda, capaci di valorizzare al massimo il corpo femminile e conquistare dapprima le nicchie e poi il grande pubblico. Le sue forme geometriche, provenienti da una formazione scolastica da scultore che gli permise di imparare il senso del volume, si ritrovano tutt'ora nei suoi abiti dallo stile riconoscibilissimo. Ha lavorato per Dior, Guy Laroche e Thierry Mugler, prima di decidere di aprire il proprio atelier, nell'appartamento in rue de Bellechasse, sulla Rive Gauche della Senna nei tardi anni Settanta. Con i suoi look ha reso bellezze inavvicinabili Grace Jones, Naomi Campbell, Linda Evangelista, Elle MacPherson: erano look che facevano schiantare gli uomini al volante e a cui hanno ceduto anche Greta Garbo, l'interior decorator Andrée Putman, il soprano Jessye Norman e la rockstar Tina Turner. Nel 2000 ha firmato un accordo con il gruppo Prada, grazie al quale il nome del marchio Alaïa è ritornato in auge nel luglio 2007.

 

Una collezione diversa, elegante e ragionata, piena di nuove forme e decorazioni quella presentata dal designer famoso per le sue curve super aderenti. Ecco quindi che, per la prossima stagione fredda, Alaïa si muove in un continuo rimbalzo tra austerità maschile, dai volumi netti, e silhouette iperfemminili e trasparenze importanti. Abiti ora lunghi ora ladylike con cintura in vita e gonna svasata, si alternano in passerella a completi smoking da uomo, dettagli monastici e cappe. Non mancano gli abiti in maglia, una delle cifre stilistiche del designer, che aprono la sfilata, con manichine corte e fantasie che compongono giochi colorati. I capispalla completano gli abiti, tra le linee over dei cappotti di stampo maschile, le giacche più corte e avvitate in pelle lucida o fantasie jacquard. Per la sera, come nella migliore tradizione della maison, fanno la loro entrata abiti iper-sexy dalle trasparenze accentuate in pizzo effetto nudo.

 

 

 

Una collezione che ha riscosso successo da parte di tutti gli ospiti e non solo. Sarà forse il ritorno allo slow fashion, alla cura dei dettagli, alla creatività pura libera da ragioni di marketing, la chiave per il futuro?

Martina Briotti

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