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Jacquemus: il designer con la sindrome di Peter Pan

Simone Porte Jacquemus, ovvero il giovane designer parigino che si fa portavoce di un'estetica francese contemporanea e 2.0 che, tra un coat rosa cipria oversize e un completo navy reinterpretato seconda la logica del no-gender, conquista davvero tutti!

Simone Porte Jacquemus, classe 1990, è considerato da molti la quintessenza dello stile francese contemporaneo. Nato e cresciuto nel sud della Francia in un paesino vicino Marsiglia, si trasferisce giovanissimo nella capitale dove, dopo un periodo piuttosto breve ma decisivo da apprendista presso Comme des Garçons, inizia da vero autodidatta a cimentarsi nel ruolo dello stilista.

È nel suo piccolo atelier al 18° arrondissement de Paris, più precisamente nel cuore di Montmartre, che le sue creazioni vengono concepite e realizzate. "Tutto parte da una storia bisognosa di essere raccontata", afferma il designer parigino, ed è solo in un secondo momento che la collezione vera e propria prende vita.

Nel 2011, anno del suo debutto, lancia "L'Usine" (fabbrica in francese, ndr), una collezione basata sulla storia ai limiti dell'immaginario di un gruppo di ragazzine poco più che maggiorenni, vestite con delle divise "grossolane" ma chic dai colori pastello, intente a mostrare la loro routine lavorativa. La stagione seguente è invece il turno di "Le Chenil", una collezione ispirata alla vicenda di una solitaria donna, interpretata da Caroline de Maigret, proprietaria di un canile in piena campagna.

Catwalk dopo catwalk Jacquemus distrugge lentamente quell'ideale di eleganza francese chic e raffinata, dando vita a quello che viene chiamato "il bello del reale". Lo stilista destruttura e scompone interi capi iconici come il completo maschile facendolo diventare un mini-dress, reinventa totalmente in chiave over-size l'abbigliamento da spiaggia e fa indossare ai suoi modelli delle vere e proprie uniformi, che all'interno di una stessa collezione faticano a distinguersi. Il risultato, precisamente a metà strada tra il concettuale e il commerciale, vede coniugati perfettamente lo spirito ironico, giocoso ed istintivo del giovane designer con una realtà al contrario piuttosto smaliziata, impudica e a tratti sfacciata.

I colori, come i tessuti, sono anche essi funzionali al conseguimento di quell'ideale di semplicità che il creativo porta con sé sin dall'infanzia. Nel 2015 con il fashion short film "La Femme Enfant" il brand afferma definitivamente il concetto di una femminilità consapevole ma allo stesso tempo vagamente ingenua, creando così una vera e propria Lolita 2.0. Significative sono le ultime collezioni, dove elementi minimal, pop e queer si fondono e confondono dando vita ad un risultato che scuote, incuriosisce e conquista. L'impatto mediatico è dunque forte e degno di nota, il tutto ovviamente consentito ed aiutato dal geniale ed appropriato uso che il giovane talento fa dei social media.

L'universo artistico di riferimento è vario ed evidente: si passa dal surrealismo di Elsa Schiaparelli all'Art Déco di Tamara de Lempicka e ancora il cubismo di Picasso e Braque, il tutto realizzato con una tale propensione al bello da catapultare lo spettatore in un universo tanto onirico quanto plastico.

Insieme a brands come Officine Générale e Vetements, Jacquemus rimescola gli ingredienti di un concetto ormai fin troppo standardizzato di eleganza riportandolo alla luce in una nuova veste originale, contemporanea e decisamente più plausibile.

Il risultato? Buyers innamorati, fotografi impazienti e clienti fedeliall over the world. Nel 2015 Simone Porte Jacquemus vince il premio della giuria del LVMH Prize consacrandosi così a giovane "fashion protégé"che "fa perdere il sorriso alle sue modelle", organizza sfilate nella piscina comunale di Parigi e fa la sua apparizione durante lo show scalzo e accompagnato da un cavallo bianco, in perfetto pendant con la sua tunica di lino.

Con la scelta di usare delle sue foto da piccolo per l'advertising campaign SS 2016, con una totale assenza degli abiti della collezione di riferimento, Simone raggiunge l'apice di quell'ingenuità un po' naive tipica di quel ragazzo geniale e intuitivo del sud della Francia, che con maestria scompone abiti e sogni di un'infanzia non poi così lontana, per dar loro nuova vita negli armadi degli adulti.

Noemi Clarizio

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