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Jonathan W. Anderson, l'enfant prodige della moda No-Gender

Ripercorriamo la carriera dell'astro nascente della moda britannica, dalla contaminazione di generi tipica della sua linea, fino alla nomina di direttore artistico del marchio spagnolo di alta pelletteria Loewe.

Dite quello che vi pare, per quanto mi riguarda Jonathan W. Anderson è uno degli stilisti più promettenti e visionari della nostra generazione e i suoi catwalk sono tra i più attesi della London Fashion Week. Un talento straordinario che sfida lo status quo della moda, reinventandosi stagione dopo stagione. Perché, maestro nell'escogitare forme espressive sempre nuove, ridefinisce continuamente i confini della moda attraverso creazioni affascinanti, capaci di spiazzare. Sempre.

Nato 31 anni fa nell'Irlanda del Nord, Anderson si è trasferito a Londra, terra fertile per i giovani visionari come lui, e si è laureato al "London College of Fashion" nel 2005. Durante gli studi ha lavorato come visual merchandiser da Prada, sotto l'occhio attento di Manuela Pavesi, braccio destro di Miuccia in persona, affinando il suo senso estetico, fino al suo debutto sulle passerelle. Nel 2008 ha fondato il marchio J.W. Anderson, presentando, durante la settimana della moda di Londra, una collezione uomo che non è passata di certo inosservata. Nel 2010, poi, sulla scia dei successi ottenuti ha proposto la prima collezione femminile, sempre nella capitale britannica, dove tuttora sfila con entrambe le linee.

Eclettico, innovatore e innamorato di una moda che va oltre le regole classiche, J.W. Anderson è  conosciuto soprattutto per il suo approccio unisex anticipatore dei trend, poiché per primo ha portato in passerella il tema del "No-Gender" o "genderless" che dir si voglia. La demarcazione rigida fra abiti convenzionalmente maschili e femminili è sparita ed è ormai sotto gli occhi di tutti. Ma a differenza del tipico unisex che sottraeva le connotazioni di uno o dell’altro genere, creando abiti portabili da entrambi i sessi, ora non è più la neutralità a pagare ma un'evoluzione fisiologica di questa tendenza sociale, che rifiuta la categorizzazione in un genere stabilito.

Anderson porta in scena, dunque, un'interpretazione moderna di mascolinità e femminilità, creando silhouette che uniscono elementi tipici della moda maschile a quelli riconoscibili dei vestiti femminili. Spazio dunque a giacche kimono a mo' di vestiti, maglioni appesi dalla vita che sembrano gonne e camicie sblusate in pizzo, scarpe in vernice molto simili alle ballerine o altissimi stivali per gli uomini, mentre per le donne completi abbondanti e dai tagli maschili, pantaloni e giubbini dalle architetture innovative, con incursioni di materiali come la plastica.

Durante l'ultima settimana della moda maschile di Londra ha fatto parlare di nuovo di sé per aver trasmesso la sfilata in streaming su Grindr, l'app di dating online per incontri omosessuali. Trasmettere le sfilate in streaming è sempre più comune, ma questa era la prima volta in cui veniva scelto un "canale" come Grindr. È stata seguita in 196 paesi in cui l'applicazione è operativa, tra cui anche l'Italia. Per farlo, gli utenti dovevano collegarsi all'app e a quel punto ricevevano un link e un codice per poterla guardare sul browser del proprio smartphone o tablet. Perché "la moda è una piattaforma sexy", parola di Anderson.

A settembre 2012 Anderson ha creato una capsule per Topshop, che ha riscosso così tanto successo da essere esaurita in poche ore dal lancio. Nel giugno 2013 è stata la volta di Versus Versace, ricevendo ampi consensi  per la sua prima collezione per la linea diffusion.

Molti i British Fashion Awards ricevuti, nonostante la sua giovane età. Nel 2012 come talento emergente nel prêt-à-porter, nel 2013 nella categoria "New Establishment Award". Ma è nell'ultima edizione che ha sbancato, battendo ogni record: per la prima volta, infatti, un designer si è trovato a vincere la categoria come miglior stilista sia per l'abbigliamento femminile, che per quello maschile contemporaneamente.

Dopo le prime collezioni, le vendite dei capi J.W. Anderson sono andate bene in Europa, negli Stati Uniti e in Asia, tanto che la holding del lusso francese LVMH nel settembre del 2013 ha preso una quota di minoranza in J.W. Anderson, proponendogli di prendere il timone creativo di Loewe, marchio storico di pelletteria con sede a Madrid. Jonathan ha accettato la sfida ed ora si divide tra Londra, dove vive ed ha sede la sua azienda, e Parigi, dove ci sono invece gli uffici creativi di Loewe.

Grande il successo anche in questa nuova avventura, dove, tenendo fede alla tradizione del brand, Anderson non ha rinunciato alla sua firma. Via dunque a sperimentazione materica e continua ricerca nei tessuti inediti come plexiglass, vinile, plastica, mischie di tessuti, tagli e silhouette molto concettuali e alle volte estremi, riscuotendo un consenso totale e segnando una vera e propria rinascita per il marchio spagnolo.

Martina Briotti

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